La mia borsa Versace con la mia laurea appallottolata! Io?

E tu, Piccolo Principe, cosa penseresti di questa società?
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Della mia borsa versace con la pergamena di laurea appalottolata dentro come fosse un foglio qualsiasi?
Quanti anni, quanta ansia e libri, sconfitte e vittorie dietro ad ogni esame… Mi domando: questo foglio mi identifica?
Quanto dice di me?
Forse è più informativo per gli altri, che su questo quadrato giallino cercano il mio valore, lo vedono attestato nero su bianco, e per loro è abbastanza.
E invece io lo trovo altrove, niente carta, solo vita.
Non sono un numero, né un titolo.
Mi sono già trovata… altrove

Ho scoperto più su di me… altrove
Dentro quella borsa mi rappresenta più il blocco note con i miei nuovi appunti che quella pergamena, forse tanto desiderata da una me che non sapeva di avere più cose in comune con quel piccolo protagonista proveniente da un mondo lontano e diverso, che con il funzionamento artificiale di questo mondo.

Piccolo estatto dal Libro: Il Piccolo principe:

(…) Il quarto pianeta era abitato da un uomo d’affari.

Questo uomo era cosi’ occupato che non alzo’ neppure la testa all’arrivo del piccolo principe.

“Buon giorno”, gli disse questi. “La vostra sigaretta si e’ spenta”.

“Tre piu’ due fa cinque. Cinque piu’ sette: dodici. Dodici piu’ tre: quindici. Buon giorno. Quindici piu’ sette fa ventidue. Ventidue piu’ sei: ventotto. Non ho tempo per riaccenderla. Ventisei piu’ cinque trentuno. Ouf! Dunque fa cinquecento e un milione seicento ventiduemila settecento trentuno”.

“Cinquecento e un milione di che?”

“Hem! Sei sempre li’? Cinquecento e un milione di … non lo so piu’. Ho talmente da fare! Sono un uomo serio, io, non mi diverto con delle frottole! Due piu’ cinque: sette…”L’uomo d’affari capi’ che non c’era speranza di pace. “Milioni di quelle piccole cose che si vedono qualche volta nel cielo”.

“Di mosche?”

“Ma no, di piccole cose che brillano”.

“Di api?”

“Ma no. Di quelle piccole cose dorate che fanno fantasticare i poltroni. Ma sono un uomo serio, io! Non ho il tempo di fantasticare”.

“Ah! di stelle?”

“Eccoci. Di stelle”.

“E che ne fai di cinquecento milioni di stelle?”

“Cinquecento e un milione seicentoventiduemilasettecentotrentuno. Sono un uomo serio io, sono un uomo preciso.”

“E che te ne fai di queste stelle?”

“Che cosa me ne faccio?”

“Si”.

“Niente. Le possiedo io”.

“E a che ti serve possedere le stelle?”

“MI serve ad essere ricco”.

“E a che ti serve essere ricco?”

“A comperare delle altre stelle, se qualcuno ne trova”.

Questo qui, si disse il piccolo principe, ragiona un po’ come il mio ubriacone. Ma pure domando’ ancora: “Come si puo’ possedere le stelle?”

(…)sono mie che vi ho pensato per il primo”.

“E questo basta?”

“Certo. Quando trovi un diamante che non e’ di nessuno, e’ tuo. Quando trovi un’isola che non e’ di nessuno, e’ tua. Quando tu hai un’idea per il primo, la fai brevettare, ed e’ tua. E io possiedo le stelle, perche’ mai nessuno prima di me si e’ sognato di possederle”.

“Questo e’ vero”, disse il piccolo principe. “Che te ne fai?”

“Le amministro. Le conto e le riconto”, disse l’uomo d’affari. “E’ una cosa difficile, ma io sono un uomo serio!” Il piccolo principe non era ancora soddisfatto.

“Io, se possiedo un fazzoletto di seta, posso metterlo intorno al collo e portarmelo via. Se possiedo un fiore, posso cogliere il mio fiore e portarlo con me. Ma tu non puoi cogliere le stelle”.

“No, ma posso depositarle alla banca”.

“Che cosa vuol dire?”

“Vuol dire che scrivo su un pezzetto di carta il numero delle mie stelle e poi chiudo a chiave questo pezzetto di carta in un cassetto”.

“Tutto qui?”

“E’ sufficiente”.

E’ divertente, penso’ il piccolo principe, e abbastanza poetico. Ma non e’ molto serio. Il piccolo principe aveva sulle cose serie delle idee molto diverse da quelle dei grandi. “Io”, disse il piccolo principe, “possiedo un fiore che innaffio tutti i giorni. Possiedo tre vulcani dei quali spazzo il camino tutte le settimane. Perche’ spazzo il camino anche di quello spento. Non si sa mai. E’ utile ai miei vulcani, ed e’ utile al mio fiore che io li possegga. Ma tu non sei utile alle stelle…” L’uomo d’affari apri’ la bocca ma non trovo’ niente da rispondere e il piccolo principe se ne ando’ .

xoxo RagazzaRosa

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    Ormai le lauree non hanno più valore. Nella vita ci vuole altro.

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      Quando ho scritto questo articolo pensavo fatto a quanto una cosa cosi “importante” socialmente, borsa firmata e laurea possa raccontare poco di ciò che è una persona! E che il blocco note che avevo riempito dei miei appunti potesse raccontare molto di più di ciò che sono e ho imparato. Non mi riferivo ad un valore lavorativo in senso stretto 😉

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        Anche io ho incluso i valori di una persona in quel foglio di carta.

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    Pensa che io non ce l’ho neanche la pergamena: mi sono laureata e non l’ho richiesta.Scelta un po’ antipica, forse.☺
    Sono più che d’accordo con te.